DRP o BCP: quale scegliere?
Scegliete un BCP per i servizi il cui fermo, anche di un’ora, costa più dell’ambiente di emergenza pagato tutto l’anno; un DRP per quelli che possono restare fermi il tempo di un ripristino controllato. In entrambi i casi, conservate contro il ransomware un backup con cronologia che la commutazione non possa aver sovrascritto.
Aggiornato a ottobre 20263 min di lettura5 fonti citate
In sintesi
- La scelta si fa servizio per servizio, non per tutta l’azienda in un colpo solo.
- Confrontate il costo di un’ora di fermo, moltiplicato per la durata reale di un ripristino, con il costo annuo dell’ambiente di emergenza: è il compromesso descritto dal NIST e dal SGDSN (l’ente francese responsabile della sicurezza nazionale).
- Se non avete mai misurato un ripristino, fate prima questa prova: senza di essa non siete ancora in grado di scegliere.
- Contro il ransomware un BCP da solo non basta: bisogna poter tornare a una versione integra.
La questione economica, in parole semplici
Stimate il costo di un’ora di fermo: stipendi del personale presente che non produce, vendite perse, penali, pazienti o clienti non serviti. Moltiplicatelo per il numero di ore che richiederebbe da voi un ripristino classico (spesso da mezza giornata a due giorni per un server fisico senza immagine testata).
Confrontatelo con il costo annuo del BCP (istanze accese dodici mesi) e con il costo del DRP (preparazione, più un’attivazione solo nei giorni di disastro).
- Se un guasto di quattro ore costa 8.000 € ed è plausibile una volta l’anno, un BCP da qualche migliaio di euro l’anno è razionale.
- Se lo stesso guasto costa 400 € perché il team può registrare tutto su carta per un pomeriggio, basta il DRP, e talvolta il solo backup.
- Se non avete mai misurato il ripristino, non siete ancora in grado di scegliere. Fate una prova di ripristino prima di acquistare un BCP.
È esattamente il compromesso descritto dal NIST: cercare il punto di equilibrio tra il costo dell’indisponibilità, che cresce con la durata del fermo, e il costo dei mezzi di ripristino, che cresce quando si vuole ripartire più in fretta. Il SGDSN propone lo stesso approccio: confrontare il costo del mantenimento delle risorse di emergenza con il costo del fermo dell’attività per definire la strategia di continuità.
Due soglie da fissare prima di scegliere
L’ANSSI, l’agenzia nazionale francese per la cybersicurezza, chiede che la strategia di backup tenga conto di due valori, da fissare per ciascun servizio:
| Soglia | Domanda | Che cosa orienta |
|---|---|---|
| DMIA (o RTO): durata massima di interruzione ammissibile | Per quanto tempo questo servizio può restare fermo? | DRP se si parla di ore, BCP se si parla di minuti |
| PDMA (o RPO): perdita di dati massima ammissibile | Quanti dati inseriti si possono perdere? | Frequenza dei backup o della replica |
Il metodo è descritto in Come determinare il proprio RTO? e Come determinare il proprio RPO?.
Griglia per situazione
| Situazione | Scelta più coerente |
|---|---|
| File server, fermo di mezza giornata accettabile | Backup + DRP |
| Applicazione di produzione o di cassa, fermo immediato molto costoso | BCP, più un backup con cronologia |
| Timore principale: ransomware | Backup immutabile + DRP in grado di tornare a una data integra. Il BCP da solo non basta |
| Unico server fisico, nessun hardware di ricambio | DRP verso istanze, per non dover attendere l’acquisto di un server |
| Due server di cui uno solo vitale | BCP o DRP su quello vitale, backup semplice sull’altro |
| Team di due persone, nessuna procedura scritta | DRP semplice e testato, piuttosto che un BCP che nessuno saprà riportare indietro |
Sul ransomware, Europol e il progetto No More Ransom sconsigliano di pagare: la via d’uscita passa per un ripristino da un backup precedente all’attacco. Un ambiente di emergenza che segue la produzione in tempo reale non lo sostituisce.
I segnali che un BCP è prematuro
- Nessuno sa dire quali applicazioni devono restare disponibili.
- Le licenze vietano l’esecuzione altrove.
- La connessione Internet della sede è unica e debole: gli utenti locali non raggiungeranno l’ambiente di emergenza cloud in buone condizioni, a meno di prevedere questo percorso.
- Il ritorno (dall’ambiente di emergenza alla produzione) non è mai stato descritto.
I segnali che un DRP non basta
- Impegni verso i clienti o cure in corso non consentono diverse ore di fermo.
- L’ultimo test di ripristino è durato più di quanto la direzione accetti.
- Il server è fisico, datato, e i tempi di sostituzione dell’hardware superano l’RTO.
Con WeDoBack
Il DRP e il BCP coesistono, con la stessa logica di copie cifrate fuori sede e chiave detenuta dal cliente. Si può proteggere un server in BCP e gli altri con il backup INTEGRAL o SMART, senza portare tutta l’azienda al livello più costoso. La scelta si fa server per server. Riferimenti pubblici: storage DRP a partire da 175 € IVA esclusa per TB al mese, attivazione fatturata a giornata; BCP con storage a partire da 8,75 € IVA esclusa al mese per 50 GB e istanze a partire da 50,22 € IVA esclusa al mese, più un agente per server. La replica o la sincronizzazione dei dati tra l’istanza BCP e il server di origine non è nativa: passa per un processo specifico, adattato all’esigenza, che WeDoBack può implementare su preventivo.
Domande frequenti
Come stimare il costo di un’ora di fermo?
Sommate gli stipendi delle persone bloccate, il fatturato non realizzato, le penali contrattuali e il costo per recuperare il lavoro arretrato. Il SGDSN, l’ente francese responsabile della sicurezza nazionale, raccomanda di misurare le conseguenze di un’interruzione per ogni attività essenziale e di fissare la durata di interruzione oltre la quale diventano inaccettabili.
Un BCP è utile se la mia connessione Internet è debole?
Meno di quanto sembri. Se l’ambiente di emergenza è nel cloud, gli utenti della sede devono raggiungerlo attraverso questa connessione. Un unico accesso lento può rendere l’ambiente di emergenza inutilizzabile; occorre allora prevedere un secondo accesso o una modalità degradata.
Si può iniziare con un DRP e passare al BCP in seguito?
Sì, ed è spesso l’approccio più sano. Il DRP obbliga a scrivere la procedura, a misurare il ripristino e a individuare i servizi davvero critici. Queste informazioni servono poi a dimensionare un BCP sui soli servizi che lo giustificano.
Fonti
Documenti consultati a ottobre 2026.
- SP 800-34 Rev. 1, Contingency Planning Guide for Federal Information Systems — NIST
- Guida alla realizzazione di un piano di continuità operativa (edizione 2013, in francese) — SGDSN (Francia)
- Backup dei sistemi informativi – I fondamentali (ANSSI-BP-100, v1.1, 27 novembre 2025, in francese) — ANSSI (agenzia francese)
- No More Ransom: consigli e strumenti di decifratura contro i ransomware — Europol e partner
- Offerte e prezzi del backup in outsourcing — WeDoBack
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