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DRP e BCP

Quanto costa un DRP?

Un DRP si paga in due momenti: ogni mese, la preparazione (copie, agenti, talvolta indirizzi IP); il giorno del disastro, l’accensione dei server di emergenza, in genere a giornata. A differenza del BCP, non pagate una flotta accesa 365 giorni l’anno.

Aggiornato a ottobre 20263 min di lettura4 fonti citate

In sintesi

  • Preparazione mensile: storage delle copie di ripristino, un agente per server, indirizzi IP pubblici se ci sono servizi esposti.
  • Attivazione: fatturata solo nei giorni in cui l’ambiente di emergenza è in funzione, per un disastro o per un test reale.
  • Costi nascosti: tempo delle persone, test reale annuale, licenze, ritorno al sito di origine.
  • Il budget giusto si valuta rispetto al costo del fermo, come raccomandano il NIST e il SGDSN (l’ente francese responsabile della sicurezza nazionale), non in assoluto.

Di che cosa è composta la fattura

  1. Lo storage delle copie di ripristino. Costa più di un semplice storage di backup, perché è progettato per alimentare un riavvio, non solo un ripristino di file.
  2. Un agente per server da proteggere, spesso più caro per un server fisico che per una macchina virtuale.
  3. Gli indirizzi IP pubblici, se durante il ripristino alcuni servizi devono essere raggiungibili da Internet.
  4. Le istanze di emergenza. Il loro tipo (processore, memoria, disco) segue i server da sostituire.
  5. L’attivazione. Fatturata solo quando il DRP viene avviato per un disastro o per un test reale.
  6. Il test. Un controllo tecnico frequente può essere incluso; un test in condizioni reali va messo a budget a parte. Un DRP mai testato ha un costo nascosto: quello del fallimento nel giorno decisivo.
  7. Le ore di lavoro. Decidere, avvisare, verificare l’applicazione, tornare al sito di origine.

Il budget giusto dipende dal costo del fermo

Il NIST propone di cercare il punto di equilibrio tra due curve: il costo dell’indisponibilità, che aumenta con la durata del fermo, e il costo dei mezzi di ripristino, che aumenta quando si vuole ripartire più in fretta. Classifica i siti di emergenza in tre famiglie: «freddo» (il meno costoso, il più lento da avviare), «tiepido» e «caldo» (pronto immediatamente, il più costoso). Un DRP verso istanze avviate su richiesta si colloca tra il freddo e il tiepido; un BCP, sul versante caldo.

Il SGDSN raccomanda la stessa logica: calcolare il costo di un superamento della durata di interruzione ammissibile e confrontarlo con il costo del mantenimento delle risorse di emergenza. Se tre persone con un costo aziendale di 40 € l’ora restano bloccate per una giornata di otto ore, il fermo costa già quasi 1.000 € di stipendi, prima ancora del fatturato perso.

Che cosa fa salire o scendere la fattura

  • Il volume di cronologia conservato per poter scegliere una versione integra.
  • Il numero di server inclusi nel DRP. Non tutti i server devono farne parte.
  • Le dimensioni delle istanze, calibrate sulla produzione o volutamente più piccole in modalità degradata.
  • La durata dell’attivazione: tre giorni di emergenza costano tre giornate, non un mese intero, nel modello «a giornata».
  • I test reali: conteggiarli una volta l’anno nel budget, anziché scoprirli come una sorpresa.

Che cosa omette spesso un DRP economico

  • Nessuna prova datata.
  • Nessun indirizzo IP previsto per i servizi esposti.
  • Nessuna persona autorizzata ad attivarlo.
  • Istanze sottodimensionate.
  • Una chiave di cifratura nota a una sola persona.

Il prezzo mensile è allora basso. Il costo del disastro no. Gli altri passaggi da non dimenticare sono in Come costruire un DRP per una PMI?.

Con WeDoBack

Prezzi pubblici IVA esclusa rilevati a ottobre 2026, a titolo illustrativo della struttura; non sostituiscono un preventivo.

  • Storage DRP: a partire da 175 € IVA esclusa per TB al mese, decrescente in base al volume. Da confrontare con il backup SMART a 49,99 € IVA esclusa per TB, che non prepara alcun riavvio.
  • Agente: 6 € IVA esclusa al mese per un server virtuale, 20 € IVA esclusa per un server fisico.
  • Indirizzi IP pubblici: 0,54 € IVA esclusa per indirizzo al mese.
  • Attivazione: fatturata a giornata in caso di disastro, in base al tipo di istanza.
  • Test: test mensile di avvio incluso, senza toccare la produzione; test in condizioni reali, fino a dieci ore, su preventivo.
  • Assistenza: supporto al deployment a 45 € IVA esclusa l’ora; due ore di assistenza al mese incluse con INTEGRAL.

Esempio di preparazione, non un’offerta: due server virtuali, 2 TB da tenere pronti, un indirizzo IP pubblico. Storage 2 × 175 € = 350 €, agenti 2 × 6 € = 12 €, IP 0,54 €, ossia circa 363 € IVA esclusa al mese finché non si verifica un disastro, più le istanze e le giornate di attivazione quando arriva il momento. Un server fisico sostituisce un agente da 6 € con un agente da 20 €.

Domande frequenti

Un DRP costa più di un backup?

Sì, perché prepara un riavvio, non solo un ripristino di file: storage adeguato, istanze di emergenza, indirizzi, test. In compenso evita di dover attendere l’acquisto e l’installazione di un server sostitutivo.

Quanto costa una giornata di attivazione?

Dipende dal numero e dalle dimensioni delle istanze di emergenza, calibrate sui server da sostituire. Chiedete questo importo per iscritto prima di firmare: è la voce che fa la differenza in caso di un disastro di più giorni.

Bisogna mettere a budget i test?

Sì. Un controllo tecnico frequente può essere incluso, ma un test in condizioni reali impegna istanze e tempo delle persone. Il NIST raccomanda di mettere alla prova ogni anno le capacità di ripristino e i team: prevedete almeno una prova reale l’anno.

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